Ho sempre pensato che nuotare fosse un privilegio, una magia. Un po’ come volare: stai lì, sospeso, senza cadere. Nuoto da sempre, amo questo sport e ne ho fatto il mio lavoro: in collaborazione con altre colleghe alleno la squadra agonistica Mio Club.

La mia infanzia è legata all’acqua, al mare, alla piscina. Ricordo che durante la mia prima vacanza al mare me ne innamorai all’istante e quell’estate imparai a galleggiare. Nuotare è vedere il mondo con occhi diversi, da un’altra prospettiva. Ogni volta che un bimbo impara a fidarsi dell’acqua e scopre come galleggiare si compie la magia.

Negli ultimi anni il nuoto è diventato popolare, così come le molteplici attività che offrono piscine e villaggi. In acqua ci si diverte, ci si rilassa e ci si tiene in forma. Nuotare è quasi diventata una necessità: una vacanza al mare o al lago è molto più divertente e sicura se tutti sanno nuotare.

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Sicuramente poi i successi in vasca dell’ultimo decennio – grazie a campioni come Federica Pellegrini e più recentemente Gregorio Paltrinieri – hanno fatto conoscere meglio il nuoto alla gente che si è appassionata. I risultati di quegli atleti sono frutto di sacrificio, tenacia e sogni.

Lo sport a livello agonistico è impegnativo e duro. Gli allenamenti occupano una parte importante nella vita di un atleta: il nuoto richiede molto sacrificio per successi che si giocano in pochi centesimi di secondo. Quindi perché scegliere uno sport così arduo? Forse perché le sensazioni che ti dà l’acqua non le troverai da nessun’altra parte.

Il nuoto è uno sport individuale ma allo stesso tempo collettivo. In acqua quando nuoti sei solo con te stesso, non ci sono rumori, ma quando ti fermi i compagni di squadra sono accanto a te, la loro fatica è la tua stessa fatica, e questa condivisione è rassicurante e stimolante al contempo. La squadra ti sostiene sia nei successi che nei momenti difficili. Quando entri a far parte di una squadra agonistica di nuoto impari che questo sport non è solo fare vasche ma è scoprire tuffi, virate, regole, concentrazione. Allenarsi vuol dire crescere fisicamente e mentalmente.

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L’avviamento all’agonismo comincia molto presto. Dal vivaio dei corsi di nuoto si attinge per crescere e formare i piccoli atleti. Attraverso il gioco s’impara come affrontare la competizione per poi ritrovarsi sul blocco per la prima volta. L’emozione e la paura di quella gara non si scorda più e accompagnerà l’atleta in ogni competizione.

Gli allenamenti sono di difficoltà proporzionale al livello dell’atleta e i risultati conseguiti rientrano in una classifica che determinerà i campioni regionali per la stagione invernale ed estiva. L’obiettivo che ci poniamo come allenatori e come società è indubbiamente perseguire degli ottimi risultati di classifica e podio, ma nel nuoto il vero parametro è il cronometro. Se andare a medaglia non è sempre facile, migliorare i propri tempi e la tecnica sono invece i veri obiettivi ai quali guardiamo. In età giovanile allenarsi con costanza e impegno porta a risultati positivi molto velocemente.

Allenare i ragazzi vuol dire invece avere una meta più lontana nel tempo che formerà dei veri atleti in acqua e nella quotidianità. Spesso si assiste invece ad una esagerata ricerca del risultato sia da parte dei tecnici che propongono allenamenti troppo pesanti e dei genitori che trasferiscono le proprie aspettative ai figli. Importante sostenerli e non cadere nel tranello di mettere loro pressione o coltivare false illusioni. L’agonismo e la competizione devono essere sempre vissute come un divertimento.

Niente è impossibile se si affronta con fantasia (M.P.)

Coach Katia Belverato allenatrice FIN

6 Febbraio 2017 admin